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14/10/2015
Seminario internazionale: PIATTAFORME CONTINENTALI DI NAZIONALITÀ I NUOVI SCENARI GLOBALI DELLA GEOPOLITICA

Il Dott. Alessandro Raggi sarà relatore al Seminario Internazionale "PIATTAFORME CONTINENTALI DI NAZIONALITÀ: I nuovi scenari della Geopolitica" che si terrà sotto l'alto patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e del Parlamento Europeo, nonché della Regione Campania e del Comune di Napoli.

 

Ingresso Libero - Napoli 24 ottobre 2015, h. 9:30 MASCHIO ANGIOINO

 

La relazione del Dott. Raggi avrà come titolo: "Differenze etniche e culturali del disturbo psicologico: sopravvivere alle migrazioni"

 

PROGRAMMA

 

INTRODUZIONE
Dott.ssa Mariarosaria Intini – Presidente Gruppo di Studio "Medicina e Società"

 

SALUTO DELLE AUTORITÀ
Dott.Vincenzo De Luca - Presidente della Regione Campania
Dott. Luigi De Magistris - Sindaco di Napoli
Dott.ssa Rosetta D'Amelio - Presidente Consiglio Regionale della Campania
Dott. Gaetano Daniele - Assessore alla Cultura del Comune di Napoli
Dott. Alessandro Fucito - Assessore al Patrimonio del Comune di Napoli

 

CONCLUSIONI
Sen. Pier Ferdinando Casini
Presidente Commissione Affari Esteri - Senato della Repubblica

 

PIATTAFORME CONTINENTALI DI NAZIONALITÀ
Prof. Guglielmo Trupiano (Direttore Centro EUROPE DIRECT) Lupt 

Sen. Maurizio Calvi (Presidente del Ce.A.S.)
"Il ritorno della geografia: le Piattaforme Continentali di Nazionalità"
Prof. Alessandro Ceci - Direttore Scientifico del Ce.A.S.
"I criteri di legittimazione tra governance e governo nelle Piattaforme Continentali di Nazionalità"

 

IMPATTI DI NUOVI SCENARI NELLA GEOPOLITICA INTERNAZIONALE
On. Umberto Del Basso De Caro
(Sottosegretario delle Infrastrutture e dei Trasporti)
On. Vincenzo Amendola
(Membro della Commissione Affari Esteri Camera dei Deputati)
Dott. Alessandro Panaro (Head of Maritime and Mediterranean Economy Dept. – SRM)
"La direttrice Europa-Mediterraneo-Suez-Golfo e il ruolo centrale dell'Italia"

 

PROBLEMI DI RELAZIONE TRA PIATTAFORME
Prof. Marco Musella (Direttore Dipartimento di Scienze Politiche - Università degli Studi di Napoli "Federico II")
Prof. Matteo Pizzigallo (Dipartimento di Scienze Politiche - Università degli Studi di Napoli "Federico II")
"Profili economici e politici dei rapporti tra Europa e Mondo Arabo".
Dott.ssa Maria Rosaria Intini (Presidente Gruppo di Studio "Medicina e Società")
Prof. Carlo de Werra (Prof. Ass. Chirurgia Generale)
"I problemi sanitari di connessione tra Piattaforme Continentali di Nazionalità".
Dott. Alessandro Raggi (Psicologo psicoterapeuta):
"Differenze etniche e culturali del disturbo psicologico: sopravvivere alle migrazioni"
On. Khalid Chaouki (Membro Commissione Affari esteri Camera dei Deputati) "Caso studi: Integrazione disintegrata: il caso dei foreign fighters e il rischio del fondamentalismo nelle seconde generazioni di immigrati nello scenario globale"

 

Modera in dibattito il Dr. Pietro Carlo Giorgi

 
 
 
01/10/2015
La psicologia scienza "debole"

Uno studio molto vasto, apparso il 27 agosto 2015 sulla prestigiosa rivista americana "Science", ha mostrato come di fronte a circa 100 studi scientifici svolti in ambito psicologico, solo il 39% di questi risultavano replicabili e dunque "validi" secondo il modello scientifico.

 

Gli scienziati che hanno svolto questo studio chiamato "Reproducibility Project", tenuto al Centre for Open Science (Charlottesville, Va.) hanno dimostrato che la maggior parte degli esperimenti e delle ricerche in psicologia hanno una scarsa riproducibilità, ossia, se si tenta di riprodurre lo stesso esperimento, i risultati non concordano con quelli dell'esperimento iniziale. 

 

La riproducibilità non è un fattore secondario, ma è una delle componenti essenziali perchè una ricerca possa essere considerata "scientifica".

 

Gli autori dello studio non hanno inteso con ciò sminuire la psicologia come scienza, bensì fanno rilevare come occorra mentenere un atteggiamento sempre molto prudente quando ci si riferisce a tecniche strumenti e terapie dandone per assodata la "scientificità" secondo criteri che sono in realtà molto labili.

 
I ricercatori concludono affermando che "ci si dovrebbe affidare meno ai risultati di molti esperimenti che vengono invece presi come evidenze empiriche a supporto di alcune teorie".
 
In psicologia e soprattutto in psicoterapia, questa scoperta concorda con quanto gli psicoanalisti affermano da molto tempo circa l'inattendibilità di gran parte dei dati a supporto di terapie di stampo più cognitivo-comportamentale, che alla luce dei fatti, risultano in molti casi efficaci, ma solo in alcune condizioni particolari, in laboratorio ad esempio, ma sono poi diffcilmente replicabili nei contesti clinici, nella vita reale, dove le variabili in gioco (personalità del terapeuta, specificità individuale del paziente, contesto di riferimento, presenza di altre partologie, ecc..) non sono del tutto controllabili. 
 
La psicologia è certamente una scienza e anche la psicoterapia si può considerare una scienza, ma si tratta di scienza "deboli" e non di scienze esatte come la matematica o la fisica, per questo occorre continuare a fare ricerche ed esperimenti, ma bisogna anche saper poi con saggezza e intelligenza, guardare al mondo reale e ai pazienti come a delle persone uniche e non riproducibili.
 
Dott. Alessandro Raggi
 
Fonti:

 

Foto:

Il Dr. Brian Nosek e il team del "Reproducibility Project" al Center for Open Science in Charlottesville (USA) 

 

 

 
 
 
28/09/2015
Il Mandala come immagine del Sé

Il processo di individuazione descritto da Jung come "fine" di ogni processo di ricerca personale, ha come meta il .

 

Il Sé, è considerato da Jung l'archetipo strutturante, la sintesi di conscio e inconscio che come tale subordina il molteplice all'Uno. In questa visione, l'Uno è l'immagine del divino che si esprime simbolicamente nel mandala.
Per questo i mandala nella loro configurazione circolare "sono luoghi di nascita, involucri da cui si nasce, fior di loto da cui emerge un Buddha", come ebbe a dire lo stesso Jung.

 

Questo principio di circolarità lo si ritrova negli alchimisti con il simbolo del serpente che si morde la coda: principio di  concepimento, nascita, trasformazione, morte, che richiama all'uroboro, principio attivo e passivo contemporaneamente. Il motivo di base del mandala è dunque l'idea di un centro della personalità: il Sé. A questa totalità appartiene in primo luogo la coscienza, poi l'inconscio personale, infine una parte dell'inconscio collettivo. 
Integrare il conscio con l'inconscio, indica la coniunctio di bene e male, materiale e spirituale, maschile e femminile, in questo senso Jung afferma che il processo di individuazione è un mysterium coniunctionis

 

La disposizione interiore alla totalità, attraverso il processo di individuazione, ha una possibilità di espressione e quindi di realizzazione, ed è già presente fin dall'infanzia. L'uomo è cioè spinto, dal Sé, a percorrere un cammino individuativo che lo porti a rendere manifesto ciò che era preesistente e cioè già contenuto nel Sé . Dice Jung che il Sé, da un lato è figlio, in quanto generato dall'integrazione dei contenuti consci e inconsci, dall'altro invece è padre, poiché sollecita l'uomo ad abbandonare la naturale dimensione di inconsapevolezza.

 
 
 
11/09/2015
PSYCHIATRY On Line: intervista al Dott. Alessandro Raggi

POL.it Psychiatry on line ITALIA​ ha intervistato Alessandro Raggi, autore de "Il mito dell'Anoressia. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio" (Franco Angeli, 2014) - il primo testo che affronta in chiave junghiana e archetipica (J. Hillman) i disturbi del comportamento alimentare e i cosiddetti "sintomi contemporanei".

 

Leggi qui l'intervista su POL.it Psychiatry on line ITALIA

 
 
 
09/08/2015
Il Fanciullo divino nel sogno

Il fanicullo divino nel sogno

I sogni che riguardano bambini, gravidanze, parti sono frequenti nella nostra pratica analitica:
il fan­ciullo, nei sogni, rappresenta le potenzialità realizzative del sognatore.

 

L'essere incinti è un motivo archetipico positivo anche per gli uo­mini; e così avere un bambino, adottarlo, incontrarlo...

 

Se il bambino è robusto: in tal caso le potenzia­lità del paziente o della paziente sono notevoli.

 

Se il bambino è invece gracile e rachitico, le poten­zialità sono limitate: c'è il pericolo di una hybris, che il paziente faccia cioè "il passo più lungo della gamba".

 

Se il bambino è mostruoso (archetipo di Anu, del Minotauro, ecc.) le potenzialità del paziente sono pericolose: egli si realizzerà nel furto, nella tossicomania, o peggio: si realizzerà come delinquente.

 

(F. P. Ranzato)

 
 
 
30/07/2015
Differenze di genere e cervello umano: maschi e femmine sono uguali?

"Perché quando lui si fa la doccia lascia un lago sul pavimento, e lei occupa il bagno per un secolo?"

Il tema va trattato con delicatezza politica poichè alcuni, a volte dietro motivi di fondo puramente ideologici, temono che la differenza di genere possa portare a ulteriori discriminazioni (si parla di "neurosessismo").
In realtà, la differenza di genere si aggiunge alle differenze individuali (cultura, esperienza e personalità), il cui mix ci consente di avere una varietà pressoché infinita di individui praticamente "unici" o quasi.

 

Certamente anche le differenze di genere (oltre quelle culturali), come vedremo di seguito, possono tentare di spiegare alcune polarizzazioni (ad esempio: quante donne scelgono di diventare ingegneri? Come mai pochi uomini scelgono di insegnare a scuola o di diventare assistenti sociali?).

 

La parità tra uomo e donna non si raggiunge per assimilazione delle rispettive peculiarità, ma per la valorizzazione delle differenze di genere, che come vedremo, sono per lo più dovute a differenze neuroanatomiche funzionali

 

"Forse non tutte le donne sanno che:
• Lui va in paranoia ogni volta che deve caricare sull'auto i pochi, indispensabili bagagli che Lei ha preparato per il weekend fuori città.

 

Forse non tutti gli uomini sanno che:
• Lei soffre come se lo vedesse sfregiare la Gioconda quando Lui straccia con indifferenza la carta in cui con tanto amore ha avvolto il regalo.

 

Perchè le donne vedono un capello biondo sulla giacca del compagno a dieci metri di distanza, ma sbattono contro lo stipite del garage ogni volta che ci entrano?

 

Perchè le donne chiedono sempre il parere del partner per poi dargli torto quando lui lo esprime?"

 

Allan e Barbara Pease, marito e moglie, sono due psicoterapeuti australiani e hanno provato simpaticamente a fornire alcune risposte a queste e altre domande, basandosi anche su studi recenti derivanti dalle ricerche nelle neuroscienze, oltre che sulla biologia, la sociologia e l'antropologia.
I coniugi Pease hanno scritto sei bestseller tradotti in trentasei lingue, che hanno venduto oltre quattordici milioni di copie in tutto il mondo. Tra le loro opere più famose ricordiamo: "Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli uomini non si fermano mai a chiedere?" e "Perché gli uomini lasciano sempre l'asse alzata del water e le donne occupano il bagno per ore?".

 

Cervello maschile e femminile differiscono per anatomia e funzionalità. Il dibattito sulle origini di queste differenze, se siano dovute a fattori evolutivi o strutturali, è ancora aperto. Quel che è acclarato, è che da questa diversità derivano alcune fondamentali differenze di genere, che si traducono in un diverso modo di comportarsi, di reagire agli stress, di ammalarsi. Questa evidenza, a lungo sottovalutata dagli stessi neuroscienziati soprattutto per motivi ideologici, si è definitivamente imposta all'attenzione dei ricercatori grazie alle nuove tecnologie di brain-imaging, che hanno permesso di osservare il cervello durante il suo funzionamento. Si è così capito che la diversità fra uomini e donne comincia molto prima che l'educazione e gli orientamenti culturali producano i loro effetti.

 

Uomini e donne sono sottoposti a pressioni evolutive diverse e a separare i due sessi c'è un solco profondo, sosteneva Darwin. Tesi smussata in tempi recenti. Nel tentativo di raggiungere posizioni politically correct, infatti, negli ultimi anni ci si è dati da fare per sfumare le differenze e declassare al rango di boutade la tesi secondo cui "le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte" (John Gray, Houston University) . A riportare i due pianeti alla giusta distanza ci pensa uno studio italiano uscito di recente su "Public Library of Sciences" che mostra che lo scarto fra i sessi esiste. La ricerca è stata condotta su un su un campione molto vasto: 10 mila persone.

La ricerca è stata condotta da Marco Del Giudice (psicologo e neuroscienziato dell'università di Torino) con due colleghi della Manchester Business School su un campione di 10mila americani su 15 diversi tratti della personalità.

 

La ricerca torinese ribalta quello che era considerato l'ultimo grido in fatto di studi sui rapporti fra uomini e donne. Dall'università del Wisconsin nel 2005 la ricercatrice Janet Shibley Hyde aveva infatti scritto in maniera molto assertiva che "maschi e femmine sono uguali, fatta eccezione per piccole variabili psicologiche".
Il risultato, è che "i profili di personalità tipici dei maschi e delle femmine si sovrappongono solo per il 10-20 per cento. Si tratta di una differenza di grandi dimensioni, anche se ovviamente parliamo di profili statistici che non descrivono le singole persone.

 

Gli studi che misurano le differenza uomo/donna servono per capire se queste differenze ci sono e se in ultima analisi abbiano una base fisiologica (genetica) o culturale.

Uno dei grandi nodi da sciogliere nelle nostre società moderne è infatti la questione di genere sulle carriere professionali e ancora a monte su quelle scolastiche e formative in genere. Esiste tuttora grande disparità, per esempio sono di meno come numero, le donne che scelgono carriere scientifiche rispetto agli uomini. Come dire: alle donne non piace la matematica. Forse perché non sono portate? La questione è molto delicata e va valutata in un quadro ampio che tenga conto dei fattori culturali.

 

Quello che preoccupa, nel divulgare senza le dovute argomentazioni notizie di questa portata, è la semplificazione dei ragionamenti e il rischio di incatenare i generi in differenze prestabilite, o peggio di veder attribuite come meri stereotipi differenze che appartengono a classi o categorie di individui.

 
 
 
11/06/2015
Intervista al Dott. Alessandro Raggi

Intervista al Dott. Alessandro Raggi contrario al ddl dell'Onorevole Moretto sui TSO specifici per l'anoressia.

 

clicca qui per leggere l'intervista al Dott. Alessandro Raggi

 

 

 
 
 
17/05/2015
talking as dreaming

"...l'onirico, oltre a essere presente nella vita da svegli, permea di sé tutta la seduta analitica..."

(Antonino Ferro, 2014)

 
 
 
29/04/2015
I "disturbi mentali" e le diagnosi psichiatriche

"Il termine " malattia mentale" è terribilmente fuorviante perché i "disturbi mentali" che vengono diagnosticati - lungi dall'essere vere e proprie malattie conclamate - sono le mere descrizioni di quello che la gente dice o fa. Ad esempio, il termine "schizofrenia" descrive solo un insieme eterogeneo di esperienze e comportamenti - senza spiegarli - e alla fine ci ritroviamo centinaia di diverse cause e decine di diversi trattamenti. "Schizofrenia" sicuramente non è una malattia. Il termine " malattia mentale " si presta anche a un riduzionismo biologico ingenuo, ignorando quei fattori psicologici e sociali così fondamentali per comprendere i problemi di ognuno."  

(Allen J. Frances, Professore Emerito alla Duke University, capo del comitato di redazione del DSM IV - Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, autore del libro: "Primo, non curare chi è normale. Contro l'invenzione delle malattie, Bollati Boringhieri, 2013). 

 

 

"La malattia mentale è una metafora. La mente può essere malata soltanto nel senso in cui si parla, per esempio, di economia malata o di pensieri malati. La malattia mentale non è qualcosa che una persona ha, bensì qualcosa che la persona fa o è."

(Thomas Stephen Szasz, professore emerito di psichiatria State University di New York, autore del libro: Il mito della malattia mentale: fondamenti per una teoria del comportamento individuale, Spirali, 2003)

 

 
 
 
04/04/2015
La Pasqua per la psicologia archetipica: rinnovamento e trasformazione

L'uovo nell'iconografia cristiana è simbolo di resurrezione: il guscio si apre come il sepolcro dal quale scaturisce una nuova vita. Esso è però al contempo simbolo della Trinità, del Dio Uno e Trino: guscio, albume, tuorlo.

Eppure l'uovo compariva nella religiosità pagana da millenni, ben prima della nascita di Cristo: Egizi, Fenici, Arabi, avevano dei e dee raffigurati nell'intento di forgiare, innalzare, proteggere un uovo.

In Cina, da millenni, le uova vengono bollite in acqua e urina di donne vergini, per essere successivamente donate in occasione della Pasqua.

Già in Persia, durante alcune cerimonie religiose, le persone erano soliti scambiarsi uova colorate: le più semplici dipinte di rosso, le più ricche in oro. Questa tradizione ricorda quella della ancora viva Paqua Ortodossa, dove ci si regalano uova colorate.

La Pasqua ebraica, ricorda invece il "passaggio" (Pesach) dell'angelo del Signore, inviato a colpire i primogeniti egiziani, che "passò oltre" le case degli ebrei segnate con il sangue dell'agnello.

Il passaggio ricorda anche la trasformazione del popolo ebraico: da schiavo a libero, simbolicamente rappresentato nella separazione delle acque che vgarantirono il passaggio del Mar Rosso.

Nel piatto tipico israleliano per la Pasqua, il Seder, è sempre presente un uovo.

Nelle tombe dei martiri, a Roma, si sono trovate uova di marmo. In seguito, divenne prima una consuetudine e poi un rito, portare in chiesa le uova il giorno di Pasqua per farle benedire: sino alle odierne uova di cioccolato, ormai celebri in tutto il mondo.

 
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