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24/10/2014
OPEN DAY SCUOLA DI PSICOTERAPIA ANALITICA AION

OPEN DAY SCUOLA AION: Sabato 8 novembre 2014 (ore 15.00) - Via Palestro 4, Bologna

1) Programma e organizzazione del Corso - Direttore dott. Angelo Gabriele Aiello
2) Introduzione alla Psicologia Analitica - Docente dott. Alessandro Raggi
3) La Psicopatologia nella clinica junghiana - Docente dott. Luca Valerio Fabj
4) Gli archetipi con particolare riferimento alle fiabe - Docente dott.ssa Giancarla Tisselli
5) La mitologia nella ricerca junghiana - Docente dott.ssa Maria Cristina Butti

Le relazioni hanno una durata massima di 20 minuti.
Durante l'incontro e' possibile sostenere il colloquio di ammissione.

 

Per maggiori informazioni  visita il sito della scuola AION

 

 
 
06/10/2014
MASTER IN PSICOSESSUOLOGIA CLINICA

Da Novembre 2014 Master in Psicosessuologia Clinica a Bologna: APERTE LE ISCRIZIONI

 

L'associazione di ricerca in Psicologia Analitica "Alba" e SISMER (Società italiana studi e medicina della riproduzione) sono liete di presentare la nuova offerta formativa con il Master in Psicosessuologia clinica.

La necessità di formare personale professionale competente in tale ambito è divenuta sempre più pressante, per poter rispondere adeguatamente alla crescente problematica dei disturbi sessuali, come evidenziato dalle ultime ricerche epidemiologiche che attestano come in Italia almeno 16 milioni di persone sperimentino questo tipo di disturbi.

 

STRUTTURA DEL CORSO E PROGRAMMA DIDATTICO

Il programma didattico è strutturato 10 moduli, da svolgere in altrettante giornate di lezione.

Gli argomenti sono trattati per complessive 100 ore di formazione, suddivise in 50 ore riguardanti l'aspetto teorico e 50 l'aspetto pratico di consulenza e trattamento:

  1. IL MODELLO INTEGRATO IN SESSUOLOGIA CLINICA: BASI ANATO-FISIOLOGICHE DELLA SESSUALITÀ MASCHILE e FEMMINILE
  2. L'APPROCCIO INTEGRATO DIAGNOSI E TERAPIA: LA CONSULENZA SESSUOLOGICA
  3. PSICODIAGNOSTICA DEI DISTURBI SESSUALI MASCHILI (DSM V)
  4. PSICODIAGNOSTICA DEI DISTURBI SESSUALI FEMMINILI (DSM V)
  5. IDENTITÀ E ORIENTAMENTO SESSUALE
  6. LO SVILUPPO PSICOSESSUALE: EDUCAZIONE SESSUALE
  7. PARAFILIE: RUOLO DELLA PORNOGRAFIA E DELLE FANTASIE EROTICHE NELLE COPPIE E NEL SINGOLO
  8. PROGETTO TERAPEUTICO: LAVORARE CON LA COPPIA
  9. TERAPIA SESSUOLOGICA LE MANSIONI PER I DISTURBI MASCHILI - TERAPIA SESSUOLOGICA LE MANSIONI PER I DISTURBI FEMMINILI
  10. GIORNATA ESPERIENZIALE: "LE PAROLE PER DIRLO": SESSO-SESSUALITÀ-VERGOGNA
Per ulteriori informazioni visitare il sito della SCUOLA AION
 
 
 
25/07/2014
"Ossessione magre"

"Ossessione magre", Intervento di Alessandro Raggi, psicologo e psicoanalista, autore del libro "Il mito dell'Anoressia", nell'articolo di Marina Speich, settimanale GRAZIA (Mondadori), n.29 del 15 luglio 2014.

 

 
 
 
08/07/2014
Recensione del libro "Il mito dell'anoressia" - a cura del Dott. Antonio Vita

Il Dott. Antonio Vita (www.psicovita.it) psicoanalista junghiano e autore di numerosi saggi e articoli scientifici, ha recensito su Medicitalia il libro di Alessandro Raggi "Il mito dell'anoressia. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio".

 

Questo il link alla recensione del Dott. Vita: recensione "Il mito dell'anoressia" su Medicitalia.

 

Dalla recensione: 

«Non credo che chi, a qualsiasi titolo, voglia interessarsi, ragionare e riflettere sull'anoressia, possa fare a meno d'immergersi nella lettura del libro di Alessandro Raggi. (...)

La prosa dell'autore può "disturbare" la lettura, perché è piacevole, elegante, ma in alcuni passi è straordinariamente affascinante e brillante tanto da sembrare quasi paradossale per un saggio di psicologia. (...)

Come psicologo di formazione junghiana, ritengo che a giovani studiosi come Raggi si potrà affidare il futuro di questa disciplina.»

 

Di seguito il link alla pagina fecebook del libro: PAGINA FACEBOOK IL MITO DELL'ANORESSIA

 

Per acquistare il libro su IBS (spedizione gratuita in Italia): Link alla pagina del libro su IBS

 
 
 
15/06/2014
IL MITO DELL'ANORESSIA. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio

In libreria e in versione ebook è disponibile da giugno 2014 il nuovo libro di Alessandro Raggi, psicoterapeuta e psicoanalista junghiano:

 

"Il mito dell'anoressia. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio" (ed. Franco Angeli, Milano, 2014).

 

Per acquistare il libro o visionare la scheda editoriale consultare il seguente link: FrancoAngeli-scheda libro Mito dell'Anoressia

 

Presentazione del volume

 

Prefazione di: Fabiola De Clercq e Dora Aliprandi

Postfazione di: Luca Valerio Fabj

 

Il libro si riferisce alla parola "mito" inteso come luogo comune, stereotipo; ma anche "mito" nel senso di archetipico, che narra cioè delle radici immaginali della psiche, dalle quali nascono rappresentazioni e idee sull'anoressia. 


È davvero nella relazione con i genitori la "causa" delle sofferenze per le pazienti anoressiche e bulimiche? Queste patologie colpiscono in maniera così tanto prevalente il sesso femminile? Quanto è importante giungere a una diagnosi puntuale del "tipo" di disturbo alimentare? Dietro i cosiddetti "nuovi sintomi", c'è veramente la spinta di Thanatos, la "pulsione di morte", come afferma parte della clinica psicoanalitica contemporanea? Si sono rivelate realmente efficaci le terapie cognitivo-comportamentali?


Il testo, tra riferimenti artistici e letterari e frammenti di storie di pazienti, conduce il lettore in un itinerario, che a partire dal mito classico, attraversa anche i tanti luoghi comuni - i falsi miti - che oggi caratterizzano la maggior parte delle convinzioni e delle ipotesi su anoressie e bulimie. In quest'ottica non vi è solo il tentativo di ridimensionare molte delle "fantasie" che ruotano attorno al mondo dei cosiddetti disturbi del comportamento alimentare (DCA), ma sul filo della psicologia analitica e archetipica, si tenta di comprendere il senso e la necessità proprio di quelle immaginazioni: di ricondurle cioè nell'ambito della capacità creativa della stessa psiche che le ha generate. Vengono così riletti tutti gli stereotipi più tipici di questi disagi, in cui persino la stessa psicologia incappa frequentemente, con l'intento di svelarne l'esigenza psicologica profonda: una necessità della nostra mente di immaginare per modelli archetipici, cui non sfuggono, per l'appunto psicologi, psicoterapeuti e psichiatri.

 
Partendo da queste premesse, l'autore propone una radicale revisione di alcune questioni teorico-cliniche riguardanti le anoressie-bulimie e più in generale i sintomi contemporanei, sino a mettere in questione le basi stesse del pensiero su cui si fonda l'esigenza psichica di sviluppare determinate ipotesi teoriche anziché altre.

 

 

 
 
 
05/06/2014
Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale..

Le più recenti scoperte delle neuroscienze cognitive, confermano in pieno la validità delle teorie e delle prassi cliniche e terapeutiche della psicoanalisi.

 

Questi i risultati delle scoperte del team di ricercatori guidati da Vittorio Gallese, neuroscienziato tra i più famosi del mondo e padre dei famosi "neuroni-specchio". Ironia della sorte le neuroscienze cognitive nacquero inizialmente come alleate della psicologia cognitiva, mentre grazie alle ricerche più recenti sembrano invece rafforzare gli assunti della psicoterapia psicoanalitica.

 

Grazie a tecnologie impensabili sino a pochi anni or sono, come la risonanza magnetica funzionale (FMRI), gli scienziati stanno osservando come mai prima d'ora i meccanismi di funzionamento alla base del sistema di mente-corpo.

 

Il modello della mente umana immaginato dai modelli cognitivisti e cognitivo-comportamentali come una specie di macchina elettronica, un computer per l'elaborazione delle informazioni, non trova conferme nelle scoperte scientifiche attuali. La psiche sarebbe invece fondata proprio su quegli assunti di base che caratterizzano tutte le psicoterapie psicoanalitiche: relazione con l'altro, empatia, intersoggettività.

 

Persino concetti chiave della clinica psicoanalitica come transfert e controtransfert ricevono una nuova validazione empirica proprio dallo studio della funzione dei neuroni specchio.

 

Elisabeth Roudinesco (1999) esprimeva così le sue preoccupazioni di fronte al dilagare della moda cognitivo-comportamentale e dei riduzionismi biologistici ad essa correlati: «La psicoanalisi rappresenta un passo in avanti della civiltà sulla barbarie. Essa ripropone l'idea di uomo libero della sua parola e il cui destino non si risolve nel suo essere biologico. Di conseguenza, in futuro essa dovrà avere il suo posto, affianco ad altre scienze, nella lotta conto le pretese oscurantiste che mirano a ridurre il pensiero ad un neurone o a confondere il desiderio con una secrezione chimica».

 

Le terapie comportamentiste, l'illusione delle terapie brevi e focalizzate, fanno parte di un sistema che considera l'uomo alla stregua di una macchina rotta da riparare il più velocemente possibile. Un "consumatore guasto" da riportare in fretta nel ciclo del mercato. La psicoanalisi invece da sempre insegna che il valore dell'essere umano è anche nei suoi sintomi, che prima di essere "sradicati" vanno ascoltati, compresi, capiti.

 

Dalle neuroscienze arriva ora una fondamentale conferma dell'importanza dell'empatia, della relazione, dell'intersoggettività e dell'inconscio. Concetti cardine delle teorie psicoanalitiche.

 

Per ulteriori approfondimenti su questo tema, di seguito il link all'articolo integrale pubblicato su Medicitalia.it: Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale...

 

Nell'articolo viene affrontato anche l'argomento dell'intersoggettività in chiave junghiana

 

Dott. Alessando Raggi

 
 
 
22/05/2014
Sogno e interpretazione in psicoanalisi

"Sul Sogno abbiamo un modello di interpretazione ufficiale, Quello freudiano, che possiamo riassumere come l'arrivare al vero significato latente di esso, grazie alle libere associazioni al sogno - aiutando a percorrere all'indietro il lavoro del sogno.
E' cambiato molto da questa formulazione; le associazioni sono ampliate a quanto il paziente dice prima e dopo il sogno, e finanche ai pensieri/associazioni fatti dall'analista."

(Antonino Ferro, 2014, Le viscere della mente, p.56, Raffaello Cortina, Milano)

 

Nell'immagine: Jon Meyer, 2011, The Psychoanalysis of Loss and Grief, Baltimore

 
 
 
23/03/2014
Psicheanima

 3° Convegno Nazionale Medicina e Società

 

RIVALUTAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DELLA FIGURA MASCHILE NELLA SOCIETÀ' D'OGGI: L'IMPORTANZA DEI RUOLI 

 

Napoli, sabato 5 Aprile 2014, ore 9 .00 – 13.30
presso l'Antisala dei Baroni del Maschio Angioino,

Interverranno autorevoli personalità del mondo scientifico, sociale, politico e accademico. L'incontro sarà moderato dal giornalista RAI Adriano Albano.

Organizzato con il patrocinio della regione Campania, del Comune di Napoli, dell'Ordine dei Medici della Provincia di Napoli, della S.I.F.P.P. (Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria e Forense).

Il Dott. Alessandro Raggi, psicoanalista junghiano con studio a Napoli, nonché analista didatta della Scuola di psicoterapia analitica AION di Bologna, terrà una relazione sul seguente argomento: "FORME PSICOPATOLOGICHE DELLA SCOMPARSA DELLA FIGURA DEL PADRE: IL RUOLO PATERNO TRA ECLISSI ED EVAPORAZIONE."

 

La partecipazione è libera e non è richiesta prenotazione: gli interventi avranno un taglio divulgativo.

Link al programma completo dell'evento:

 

- quotidiano La Discussione

psychiatry online.it

 

 

 
 
 
24/02/2014
Anoressia e Bulimia, nuove forme del sintomo nella società contemporanea

Intervento: Dr. Alessandro Raggi 

Sintesi dell'intervento al II Congresso su Medicina e Società

Napoli, 14.09.2013

 

In questo intervento, per forza di cose conciso dati i tempi ristretti, ci occuperemo dell'aspetto sociale di Anoressia e Bulimia.

 

Anoressia e Bulimia possono essere infatti letti come sintomi dell'individuo ma anche come sintomi di quello che i filosofi tedeschi chiamavano zeitgeist, "lo spirito del tempo".

 

Dal punto di vista individuale: sono sintomi e non sindromi, seppure nei manuali diagnostici siano classificati come tali, e su questo ormai converge praticamente tutta la letteratura e la clinica psicoanalitica. Anoressia e bulimia infatti andrebbero sempre declinate al plurale come insegna Massimo Recalcati: esistono dunque le anoressiche e le bulimiche. L'aspetto stereotipato, l'apparenza standardizzata della loro manifestazione sintomatica non deve infatti trarre in inganno il clinico che ha invece bisogno di risalire alla radice di questi disagi attraverso una attenta valutazione diagnostica differenziale degli elementi di personalità. Come ha insegnato peraltro la clinica delle tossicomanie, che ha introdotto anni addietro il concetto di "doppia diagnosi".

 

Anoressie e Bulimie, e così tutto il resto delle numerose varianti nosografiche dei cosiddetti DCA, fanno parte di un unico universo, alla cui base è un profondo disagio di natura psicologica. Io aggiungo psicosociale.

Queste manifestazioni paradossalmente intaccano il corpo ma con il corpo non hanno nulla a che vedere.

Sono sintomi spesso privi di una reale domanda di cura. La domanda proviene da parte dei familiari, spesso dei genitori, poichè il sintomo con le sue conseguenze sul corpo è vissuto come egosintonico da parte del soggetto, e può essere percepito così anche per lunghi anni. Portano allora in se il paradosso di presentarsi come pertanto come un sintomo senza domanda di cura da parte del paziente ma con una domanda di cura - da parte dei genitori o dei familiari - che di contro sono senza sintomo.

 

L'aspetto della rimozione del desiderio inconscio, l'stintività del Principio di Piacere, come spinta pulsionale non compatibile con il principio di Realtà imposto dal Super Io normativo non funziona più con queste patologie. Ecco perchè nel loro trattamento e nella cura non possiamo utilizzare rigidamente principi e prassi psicoanalitiche. Il Super Io è una metafora freudiana di natura non ontologica, ma prevalentemente relazionale e dunque strutturante culturalmente. Il sintomo non è più un compromesso, di natura simbolica, tra il desiderio inconscio e la realtà, la norma sociale. Ecco perché parliamo di sintomi non simbolizzanti per tutte le nuove sintomatologie contemporanee: bulimie, anoressie, ludopatie, attacchi di panico, tossicomanie.

 

Il Reale arriva al soggetto senza più filtri. Il Super Io normativo è snaturato ed è ora caratterizzato da un imperativo differente dal divieto classico del secolo scorso, ora pretende una sola cosa: "Tu devi godere!". Il principio di realtà dell'individuo è oggi strutturato su una società che non ha più i divieti e i tabù del secolo scorso. Viviamo in un mondo, quello nostro occidentale dove il valore principale è il consumo immediato. 

 

Siamo nell'era del Turboconsumo come lo ha definito il filosofo Gilles Lipovetsky. L'epoca ipermoderna, ove tutto è a portata di click, dove i Miti sono diventati mitemi: comete accecanti che però svaniscono senza lasciare più alcuna traccia. Pier Paolo Pasolini diceva: "il potere moderno non vuole sudditi ma liberi consumatori!". Tutto è diventato consumabile, immediato, tutto ci appare come "dovuto": una bella casa, frigo, automobile, smartphone, persino la salute – l'idea della morte non fa più parte della nostra cultura. Non siamo più in grado di rinunciare a nulla. Il desiderio invece diviene tale quando contempla la frustrazione della pulsione: la creatività nasce dalla frustrazione di un desiderio. Al desiderio si è sostituito il godimento, il passaggio all'atto immediato, il pensiero desiderante è stato abolito dall'azione di godimento. Il gesto compulsivo di godimento spegne il processo del desiderio. In questo il godimento sfrenato non è liberatorio per il soggetto, ma altamente repressivo, perché sganciato da dalla dimensione erotica, è alienante, ripetitivo, stereotipato.

 

Per questi motivi, Anoressie, Bulimie, Dipendenze, sono patologie del soggetto, ma anche  sintomi di questo tipo di civiltà. Entrambi intendono godere in maniera indefinita a compensazione di un vuoto desolante; solo che una vuole tutto e si sottrae a questa pretesa rifiutando tutto – l'altra cede e s'ingozza di tutto per poi vomitare tutto e ricominciare il ciclo.

 

La psiche è un fatto sociale, non individuale – troppi sinora sono stati i danni prodotti da una psicologia incentrata esclusivamente sull'individuo. Jung parlava di inconscio collettivo già molti anni fa – inconscio collettivo – non è un concetto metafisico, ma la Cultura, Il Pubblico, Il Linguaggio; ossia quelle forme e manifestazioni della Struttura sociale nella quale Lacan dice "siamo a bagno" che a sua volta ci struttura psicologicamente. L'identità dell'individuo non è data naturalmente, essa è una conquista culturale. Essa è il frutto del riconoscimento da parte dell'Altro, è un fatto sociale. Se da piccolo gli altri mi dicono che sono incapace, la mia identità sarà quella di un incapace. Anche tra gli adulti avviene lo stesso e la mia identità si rafforza e si indebolisce in funzione del mio riconoscimento da parte della società.  L'identità si struttura sempre in relazione allo sguardo dell'altro. Ecco perché l'individuo senza Società è nulla. Per questo i nostri primi psicologi sono i politici, i rappresentanti delle nostre istituzioni. Molte patologie dell'individuo nascono da patologie della società – e allora abbiamo voglia di rimediare con lo psicologo a scuola, in ambulatorio, lo psicologo del territorio ecc.. – ma questi sono tutti espedienti, sicuramente molto utili, ma che non affrontano, ne tantomeno risolvono, il malessere psicologico della società contemporanea alla sua radice.

 
 
 
30/01/2014
Psicheanima

Quei "bravi ragazzi" che rapinano i coetanei

 

Sempre più spesso accade nelle nostre città che piccole bande di ragazzini, con alle spalle ambienti familiari tutt'altro che disagiati, si improvvisino delinquenti. Pochi giorni fa, un diciassettenne nel tentativo di difendere il suo iphone è stato ripetutamente accoltellato da «figli di professionisti e impiegati. Ragazzi per bene...» chiosa la cronista de La Repubblica (30.12.2014, ed. Napoli, pag. 3).

 

Non si tratta di casi circoscritti a Napoli, ovviamente. In tutte le grandi città si registrano situazioni analoghe: "Il Giorno, 08/feb/2008, BULLISMO A Milano. Baby gang rapina un 14 enne. Presi 10 ragazzi di buona famiglia" "La Repubblica Milano 04/giu/2013, È stata fermata la baby gang che colpiva fuori dal liceo classico Beccaria. Uno dei ragazzi è stato descritto come "di buona famiglia", figlio di due professionisti" "Il gazzettino ed. Padova, 27/08/2013, PADOVA - Scoperta e denunciata baby gang del centro di Padova dedita ai furti. Ragazzi insospettabili, tutti studenti liceali, di buona famiglia." "Primocanale.it, Ventimiglia (GE), 05/03/2011, Per divertimento e per noia, quattro ragazzi tra i 17 e i 20 anni, scassinavano distributori automatici. Tutti di buona famiglia."

 

Innumerevoli altri episodi si sono verificati nelle stesse città menzionate ma anche a Verona, Bologna, Bari. Ciò che da psicologo mi colpisce non è solo la giovane età dei ragazzi che compiono questi crimini, ma il fatto che commettano dei reati – cosiddetti "di strada" – senza una condizione socio economica di appartenenza che seppur non giustifichi nulla, possa almeno rendere più "comprensibile" il gesto.  Rubare per fame forse per la legge non è diverso dal rapinare per noia, ma la psicologia è chiamata a mio avviso a fare delle differenziazioni.

 

Un'altra cosa che balza all'attenzione dello psicologo è la ripetitività ossessiva con cui alcuni giornalisti si ostinino a etichettare questi giovani come persone "di buona famiglia" o "bravi ragazzi". In questo modo si afferma implicitamente l'idea dell'appartenenza alla casta. Non si diventa di buona famiglia se ci si comporta bene e rispettosamente nei confronti del prossimo e della legge, ma lo si è per diritto di nascita. È il mio appartenere a una determinata fascia sociale che mi conferisce il diritto di essere tra i "bravi" e non più il mio comportamento reale.

 

Si nota, inoltre, il declino della responsabilità individuale, verso un orizzonte sempre più vicino al sociale e al collettivo. Se in un non lontano passato, episodi simili – reati commessi da ragazzi "benestanti" – erano difatti il miglior pane per i denti dello psicoanalista, trattandosi di un disagio più individuale, singolo, isolato nel soggetto spesso portatore di un disturbo di personalità, oggigiorno è invece sempre meno raro assistere a simili episodi. Ciò in parte travalica le possibilità dello psicologo. Si tratta di questioni che coinvolgono anche il sociale e il collettivo, l'etica su cui si fonda la stessa coesione sociale che pare aver subito negli ultimi anni dei profondi mutamenti, forse in peggio.

 

Cosa spinge dei ragazzi benestanti a ferire, accoltellare, violentare, solo per appropriarsi, come accade, di soldi, telefonini o altri oggetti di consumo? Com'è possibile che i genitori – professionisti, impiegati, persone "borghesi" insomma – non si siano minimamente resi conto del disagio dei propri figli: ragazzi minorenni, spesso ben sotto i diciassette anni di età. C'è dialogo in queste famiglie? Cosa sanno questi genitori dei loro figli?

 

I nostri ragazzi non sono più abituati alla frustrazione, al sacrificio, al sapersi accontentare. Devono avere tutto e subito, lo pretendono e i genitori sono spesso complici di questo impulso predatorio. Si perde lo spazio della noia, il vuoto necessario al pensiero, allo sviluppo della creatività. L'amore passa spesso anche per il diniego, non solo per il sì a tutti i costi. Eppure questo resta un problema drammaticamente sociale e dunque anche culturale. Ne sapremo uscire?

 

Dott. Alessandro Raggi

 
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