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15/06/2014
IL MITO DELL'ANORESSIA. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio

In libreria e in versione ebook è disponibile da giugno 2014 il nuovo libro di Alessandro Raggi, psicoterapeuta e psicoanalista junghiano:

 

"Il mito dell'anoressia. Archetipi e luoghi comuni delle patologie del nuovo millennio" (ed. Franco Angeli, Milano, 2014).

 

Per acquistare il libro o visionare la scheda editoriale consultare il seguente link: FrancoAngeli-scheda libro Mito dell'Anoressia

 

Presentazione del volume

 

Prefazione di: Fabiola De Clercq e Dora Aliprandi

Postfazione di: Luca Valerio Fabj

 

Il libro si riferisce alla parola "mito" inteso come luogo comune, stereotipo; ma anche "mito" nel senso di archetipico, che narra cioè delle radici immaginali della psiche, dalle quali nascono rappresentazioni e idee sull'anoressia. 


È davvero nella relazione con i genitori la "causa" delle sofferenze per le pazienti anoressiche e bulimiche? Queste patologie colpiscono in maniera così tanto prevalente il sesso femminile? Quanto è importante giungere a una diagnosi puntuale del "tipo" di disturbo alimentare? Dietro i cosiddetti "nuovi sintomi", c'è veramente la spinta di Thanatos, la "pulsione di morte", come afferma parte della clinica psicoanalitica contemporanea? Si sono rivelate realmente efficaci le terapie cognitivo-comportamentali?


Il testo, tra riferimenti artistici e letterari e frammenti di storie di pazienti, conduce il lettore in un itinerario, che a partire dal mito classico, attraversa anche i tanti luoghi comuni - i falsi miti - che oggi caratterizzano la maggior parte delle convinzioni e delle ipotesi su anoressie e bulimie. In quest'ottica non vi è solo il tentativo di ridimensionare molte delle "fantasie" che ruotano attorno al mondo dei cosiddetti disturbi del comportamento alimentare (DCA), ma sul filo della psicologia analitica e archetipica, si tenta di comprendere il senso e la necessità proprio di quelle immaginazioni: di ricondurle cioè nell'ambito della capacità creativa della stessa psiche che le ha generate. Vengono così riletti tutti gli stereotipi più tipici di questi disagi, in cui persino la stessa psicologia incappa frequentemente, con l'intento di svelarne l'esigenza psicologica profonda: una necessità della nostra mente di immaginare per modelli archetipici, cui non sfuggono, per l'appunto psicologi, psicoterapeuti e psichiatri.

 
Partendo da queste premesse, l'autore propone una radicale revisione di alcune questioni teorico-cliniche riguardanti le anoressie-bulimie e più in generale i sintomi contemporanei, sino a mettere in questione le basi stesse del pensiero su cui si fonda l'esigenza psichica di sviluppare determinate ipotesi teoriche anziché altre.

 

 

 
 
 
05/06/2014
Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale..

Le più recenti scoperte delle neuroscienze cognitive, confermano in pieno la validità delle teorie e delle prassi cliniche e terapeutiche della psicoanalisi.

 

Questi i risultati delle scoperte del team di ricercatori guidati da Vittorio Gallese, neuroscienziato tra i più famosi del mondo e padre dei famosi "neuroni-specchio". Ironia della sorte le neuroscienze cognitive nacquero inizialmente come alleate della psicologia cognitiva, mentre grazie alle ricerche più recenti sembrano invece rafforzare gli assunti della psicoterapia psicoanalitica.

 

Grazie a tecnologie impensabili sino a pochi anni or sono, come la risonanza magnetica funzionale (FMRI), gli scienziati stanno osservando come mai prima d'ora i meccanismi di funzionamento alla base del sistema di mente-corpo.

 

Il modello della mente umana immaginato dai modelli cognitivisti e cognitivo-comportamentali come una specie di macchina elettronica, un computer per l'elaborazione delle informazioni, non trova conferme nelle scoperte scientifiche attuali. La psiche sarebbe invece fondata proprio su quegli assunti di base che caratterizzano tutte le psicoterapie psicoanalitiche: relazione con l'altro, empatia, intersoggettività.

 

Persino concetti chiave della clinica psicoanalitica come transfert e controtransfert ricevono una nuova validazione empirica proprio dallo studio della funzione dei neuroni specchio.

 

Elisabeth Roudinesco (1999) esprimeva così le sue preoccupazioni di fronte al dilagare della moda cognitivo-comportamentale e dei riduzionismi biologistici ad essa correlati: «La psicoanalisi rappresenta un passo in avanti della civiltà sulla barbarie. Essa ripropone l'idea di uomo libero della sua parola e il cui destino non si risolve nel suo essere biologico. Di conseguenza, in futuro essa dovrà avere il suo posto, affianco ad altre scienze, nella lotta conto le pretese oscurantiste che mirano a ridurre il pensiero ad un neurone o a confondere il desiderio con una secrezione chimica».

 

Le terapie comportamentiste, l'illusione delle terapie brevi e focalizzate, fanno parte di un sistema che considera l'uomo alla stregua di una macchina rotta da riparare il più velocemente possibile. Un "consumatore guasto" da riportare in fretta nel ciclo del mercato. La psicoanalisi invece da sempre insegna che il valore dell'essere umano è anche nei suoi sintomi, che prima di essere "sradicati" vanno ascoltati, compresi, capiti.

 

Dalle neuroscienze arriva ora una fondamentale conferma dell'importanza dell'empatia, della relazione, dell'intersoggettività e dell'inconscio. Concetti cardine delle teorie psicoanalitiche.

 

Per ulteriori approfondimenti su questo tema, di seguito il link all'articolo integrale pubblicato su Medicitalia.it: Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale...

 

Nell'articolo viene affrontato anche l'argomento dell'intersoggettività in chiave junghiana

 

Dott. Alessando Raggi

 
 
 
22/05/2014
Sogno e interpretazione in psicoanalisi

"Sul Sogno abbiamo un modello di interpretazione ufficiale, Quello freudiano, che possiamo riassumere come l'arrivare al vero significato latente di esso, grazie alle libere associazioni al sogno - aiutando a percorrere all'indietro il lavoro del sogno.
E' cambiato molto da questa formulazione; le associazioni sono ampliate a quanto il paziente dice prima e dopo il sogno, e finanche ai pensieri/associazioni fatti dall'analista."

(Antonino Ferro, 2014, Le viscere della mente, p.56, Raffaello Cortina, Milano)

 

Nell'immagine: Jon Meyer, 2011, The Psychoanalysis of Loss and Grief, Baltimore

 
 
 
23/03/2014
Psicheanima

 3° Convegno Nazionale Medicina e Società

 

RIVALUTAZIONE E RIQUALIFICAZIONE DELLA FIGURA MASCHILE NELLA SOCIETÀ' D'OGGI: L'IMPORTANZA DEI RUOLI 

 

Napoli, sabato 5 Aprile 2014, ore 9 .00 – 13.30
presso l'Antisala dei Baroni del Maschio Angioino,

Interverranno autorevoli personalità del mondo scientifico, sociale, politico e accademico. L'incontro sarà moderato dal giornalista RAI Adriano Albano.

Organizzato con il patrocinio della regione Campania, del Comune di Napoli, dell'Ordine dei Medici della Provincia di Napoli, della S.I.F.P.P. (Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria e Forense).

Il Dott. Alessandro Raggi, psicoanalista junghiano con studio a Napoli, nonché analista didatta della Scuola di psicoterapia analitica AION di Bologna, terrà una relazione sul seguente argomento: "FORME PSICOPATOLOGICHE DELLA SCOMPARSA DELLA FIGURA DEL PADRE: IL RUOLO PATERNO TRA ECLISSI ED EVAPORAZIONE."

 

La partecipazione è libera e non è richiesta prenotazione: gli interventi avranno un taglio divulgativo.

Link al programma completo dell'evento:

 

- quotidiano La Discussione

psychiatry online.it

 

 

 
 
 
24/02/2014
Anoressia e Bulimia, nuove forme del sintomo nella società contemporanea

Intervento: Dr. Alessandro Raggi 

Sintesi dell'intervento al II Congresso su Medicina e Società

Napoli, 14.09.2013

 

In questo intervento, per forza di cose conciso dati i tempi ristretti, ci occuperemo dell'aspetto sociale di Anoressia e Bulimia.

 

Anoressia e Bulimia possono essere infatti letti come sintomi dell'individuo ma anche come sintomi di quello che i filosofi tedeschi chiamavano zeitgeist, "lo spirito del tempo".

 

Dal punto di vista individuale: sono sintomi e non sindromi, seppure nei manuali diagnostici siano classificati come tali, e su questo ormai converge praticamente tutta la letteratura e la clinica psicoanalitica. Anoressia e bulimia infatti andrebbero sempre declinate al plurale come insegna Massimo Recalcati: esistono dunque le anoressiche e le bulimiche. L'aspetto stereotipato, l'apparenza standardizzata della loro manifestazione sintomatica non deve infatti trarre in inganno il clinico che ha invece bisogno di risalire alla radice di questi disagi attraverso una attenta valutazione diagnostica differenziale degli elementi di personalità. Come ha insegnato peraltro la clinica delle tossicomanie, che ha introdotto anni addietro il concetto di "doppia diagnosi".

 

Anoressie e Bulimie, e così tutto il resto delle numerose varianti nosografiche dei cosiddetti DCA, fanno parte di un unico universo, alla cui base è un profondo disagio di natura psicologica. Io aggiungo psicosociale.

Queste manifestazioni paradossalmente intaccano il corpo ma con il corpo non hanno nulla a che vedere.

Sono sintomi spesso privi di una reale domanda di cura. La domanda proviene da parte dei familiari, spesso dei genitori, poichè il sintomo con le sue conseguenze sul corpo è vissuto come egosintonico da parte del soggetto, e può essere percepito così anche per lunghi anni. Portano allora in se il paradosso di presentarsi come pertanto come un sintomo senza domanda di cura da parte del paziente ma con una domanda di cura - da parte dei genitori o dei familiari - che di contro sono senza sintomo.

 

L'aspetto della rimozione del desiderio inconscio, l'stintività del Principio di Piacere, come spinta pulsionale non compatibile con il principio di Realtà imposto dal Super Io normativo non funziona più con queste patologie. Ecco perchè nel loro trattamento e nella cura non possiamo utilizzare rigidamente principi e prassi psicoanalitiche. Il Super Io è una metafora freudiana di natura non ontologica, ma prevalentemente relazionale e dunque strutturante culturalmente. Il sintomo non è più un compromesso, di natura simbolica, tra il desiderio inconscio e la realtà, la norma sociale. Ecco perché parliamo di sintomi non simbolizzanti per tutte le nuove sintomatologie contemporanee: bulimie, anoressie, ludopatie, attacchi di panico, tossicomanie.

 

Il Reale arriva al soggetto senza più filtri. Il Super Io normativo è snaturato ed è ora caratterizzato da un imperativo differente dal divieto classico del secolo scorso, ora pretende una sola cosa: "Tu devi godere!". Il principio di realtà dell'individuo è oggi strutturato su una società che non ha più i divieti e i tabù del secolo scorso. Viviamo in un mondo, quello nostro occidentale dove il valore principale è il consumo immediato. 

 

Siamo nell'era del Turboconsumo come lo ha definito il filosofo Gilles Lipovetsky. L'epoca ipermoderna, ove tutto è a portata di click, dove i Miti sono diventati mitemi: comete accecanti che però svaniscono senza lasciare più alcuna traccia. Pier Paolo Pasolini diceva: "il potere moderno non vuole sudditi ma liberi consumatori!". Tutto è diventato consumabile, immediato, tutto ci appare come "dovuto": una bella casa, frigo, automobile, smartphone, persino la salute – l'idea della morte non fa più parte della nostra cultura. Non siamo più in grado di rinunciare a nulla. Il desiderio invece diviene tale quando contempla la frustrazione della pulsione: la creatività nasce dalla frustrazione di un desiderio. Al desiderio si è sostituito il godimento, il passaggio all'atto immediato, il pensiero desiderante è stato abolito dall'azione di godimento. Il gesto compulsivo di godimento spegne il processo del desiderio. In questo il godimento sfrenato non è liberatorio per il soggetto, ma altamente repressivo, perché sganciato da dalla dimensione erotica, è alienante, ripetitivo, stereotipato.

 

Per questi motivi, Anoressie, Bulimie, Dipendenze, sono patologie del soggetto, ma anche  sintomi di questo tipo di civiltà. Entrambi intendono godere in maniera indefinita a compensazione di un vuoto desolante; solo che una vuole tutto e si sottrae a questa pretesa rifiutando tutto – l'altra cede e s'ingozza di tutto per poi vomitare tutto e ricominciare il ciclo.

 

La psiche è un fatto sociale, non individuale – troppi sinora sono stati i danni prodotti da una psicologia incentrata esclusivamente sull'individuo. Jung parlava di inconscio collettivo già molti anni fa – inconscio collettivo – non è un concetto metafisico, ma la Cultura, Il Pubblico, Il Linguaggio; ossia quelle forme e manifestazioni della Struttura sociale nella quale Lacan dice "siamo a bagno" che a sua volta ci struttura psicologicamente. L'identità dell'individuo non è data naturalmente, essa è una conquista culturale. Essa è il frutto del riconoscimento da parte dell'Altro, è un fatto sociale. Se da piccolo gli altri mi dicono che sono incapace, la mia identità sarà quella di un incapace. Anche tra gli adulti avviene lo stesso e la mia identità si rafforza e si indebolisce in funzione del mio riconoscimento da parte della società.  L'identità si struttura sempre in relazione allo sguardo dell'altro. Ecco perché l'individuo senza Società è nulla. Per questo i nostri primi psicologi sono i politici, i rappresentanti delle nostre istituzioni. Molte patologie dell'individuo nascono da patologie della società – e allora abbiamo voglia di rimediare con lo psicologo a scuola, in ambulatorio, lo psicologo del territorio ecc.. – ma questi sono tutti espedienti, sicuramente molto utili, ma che non affrontano, ne tantomeno risolvono, il malessere psicologico della società contemporanea alla sua radice.

 
 
 
30/01/2014
Psicheanima

Quei "bravi ragazzi" che rapinano i coetanei

 

Sempre più spesso accade nelle nostre città che piccole bande di ragazzini, con alle spalle ambienti familiari tutt'altro che disagiati, si improvvisino delinquenti. Pochi giorni fa, un diciassettenne nel tentativo di difendere il suo iphone è stato ripetutamente accoltellato da «figli di professionisti e impiegati. Ragazzi per bene...» chiosa la cronista de La Repubblica (30.12.2014, ed. Napoli, pag. 3).

 

Non si tratta di casi circoscritti a Napoli, ovviamente. In tutte le grandi città si registrano situazioni analoghe: "Il Giorno, 08/feb/2008, BULLISMO A Milano. Baby gang rapina un 14 enne. Presi 10 ragazzi di buona famiglia" "La Repubblica Milano 04/giu/2013, È stata fermata la baby gang che colpiva fuori dal liceo classico Beccaria. Uno dei ragazzi è stato descritto come "di buona famiglia", figlio di due professionisti" "Il gazzettino ed. Padova, 27/08/2013, PADOVA - Scoperta e denunciata baby gang del centro di Padova dedita ai furti. Ragazzi insospettabili, tutti studenti liceali, di buona famiglia." "Primocanale.it, Ventimiglia (GE), 05/03/2011, Per divertimento e per noia, quattro ragazzi tra i 17 e i 20 anni, scassinavano distributori automatici. Tutti di buona famiglia."

 

Innumerevoli altri episodi si sono verificati nelle stesse città menzionate ma anche a Verona, Bologna, Bari. Ciò che da psicologo mi colpisce non è solo la giovane età dei ragazzi che compiono questi crimini, ma il fatto che commettano dei reati – cosiddetti "di strada" – senza una condizione socio economica di appartenenza che seppur non giustifichi nulla, possa almeno rendere più "comprensibile" il gesto.  Rubare per fame forse per la legge non è diverso dal rapinare per noia, ma la psicologia è chiamata a mio avviso a fare delle differenziazioni.

 

Un'altra cosa che balza all'attenzione dello psicologo è la ripetitività ossessiva con cui alcuni giornalisti si ostinino a etichettare questi giovani come persone "di buona famiglia" o "bravi ragazzi". In questo modo si afferma implicitamente l'idea dell'appartenenza alla casta. Non si diventa di buona famiglia se ci si comporta bene e rispettosamente nei confronti del prossimo e della legge, ma lo si è per diritto di nascita. È il mio appartenere a una determinata fascia sociale che mi conferisce il diritto di essere tra i "bravi" e non più il mio comportamento reale.

 

Si nota, inoltre, il declino della responsabilità individuale, verso un orizzonte sempre più vicino al sociale e al collettivo. Se in un non lontano passato, episodi simili – reati commessi da ragazzi "benestanti" – erano difatti il miglior pane per i denti dello psicoanalista, trattandosi di un disagio più individuale, singolo, isolato nel soggetto spesso portatore di un disturbo di personalità, oggigiorno è invece sempre meno raro assistere a simili episodi. Ciò in parte travalica le possibilità dello psicologo. Si tratta di questioni che coinvolgono anche il sociale e il collettivo, l'etica su cui si fonda la stessa coesione sociale che pare aver subito negli ultimi anni dei profondi mutamenti, forse in peggio.

 

Cosa spinge dei ragazzi benestanti a ferire, accoltellare, violentare, solo per appropriarsi, come accade, di soldi, telefonini o altri oggetti di consumo? Com'è possibile che i genitori – professionisti, impiegati, persone "borghesi" insomma – non si siano minimamente resi conto del disagio dei propri figli: ragazzi minorenni, spesso ben sotto i diciassette anni di età. C'è dialogo in queste famiglie? Cosa sanno questi genitori dei loro figli?

 

I nostri ragazzi non sono più abituati alla frustrazione, al sacrificio, al sapersi accontentare. Devono avere tutto e subito, lo pretendono e i genitori sono spesso complici di questo impulso predatorio. Si perde lo spazio della noia, il vuoto necessario al pensiero, allo sviluppo della creatività. L'amore passa spesso anche per il diniego, non solo per il sì a tutti i costi. Eppure questo resta un problema drammaticamente sociale e dunque anche culturale. Ne sapremo uscire?

 

Dott. Alessandro Raggi

 
 
 
16/01/2014
Jung, Citazioni

Jung, Citazioni

 

«Ognuno desidera che la vita sia semplice, sicura e senza ostacoli; ecco perché i problemi sono tabù.

L'uomo vuole certezze e non dubbi, risultati e non esperienze, senza accorgersi che le certezze non possono provenire che dai dubbi e i risultati dalle esperienze.»

 

C. G. Jung ("Le diverse età dell'uomo", in  "Il problema dell'Inconscio nella psicologia moderna", 1930-1931)

 
 
 
04/12/2013
Psicheanima

I sogni di Jung

 

Nell'ottobre del 1913, mentre mi recavo in treno da Zurigo a Schaffhausen, mi accadde una cosa strana. All'imbocco di una galleria, perdetti coscienza del tempo e del luogo, per tornare in me soltanto un'ora dopo, quando il capotreno annunciò l'arrivo a Schaffhausen. Nell'intervallo avevo avuto un'allucinazione, una fantasia. Mentre guardavo la carta d'Europa, vidi il mare sommergerla tutta, un paese dopo l'altro, a cominciare dalla Francia e dalla Germania. In breve l'intero continente era sommerso, a eccezione della Svizzera: la Svizzera era come una montagna, così alta che le onde non potevano sommergerla. E vidi me stesso seduto in cima alla montagna. Poi, guardandomi intorno, compresi che il mare era un mare di sangue, sulla cui superficie galleggiavano cadaveri, tetti divelti, travi bruciacchiate.


La stessa fantasia si ripeté tre mesi dopo, nel dicembre del 1913, sempre mentre andavo a Schaffhausen in treno, sempre all'imbocco della galleria. (In seguito mi resi conto che l'ingresso nella galleria era come un'immersione nell'inconscio collettivo). Come psichiatra, incominciai a preoccuparmi, mi chiesi se non stessi per «fare una schizofrenia», come si diceva nel gergo di allora. Infine, alcuni mesi dopo, feci il seguente sogno: mi trovavo nei Mari del Sud, vicino a Sumatra, d'estate, in compagnia di un amico. Apprendemmo dai giornali che sull'Europa si era abbattuta una terribile ondata di freddo, quale non si era mai verificata prima. Decisi di andare a Giacarta a imbarcarmi per tornare in Europa, mentre il mio amico disse che sarebbe andato con un veliero da Sumatra allo Hadramaut per continuare da lì il viaggio attraverso l'Arabia e la Turchia. Arrivai dunque in Svizzera. Tutto era coperto di neve, a perdita d'occhio. Dalla neve spuntava però una grandissima vite carica di grappoli d'uva. Mi avvicinai e incominciai a coglierli e a distribuirli a una massa di  persone che mi circondava ma che io non riuscivo a vedere.


Tre volte si ripeté questo sogno, finché incominciai ad angustiarmi. In quel periodo stavo preparando una conferenza sulla schizofrenia che dovevo tenere ad Aberdeen a un convegno. Continuavo a ripetermi: «E' di me che parlerò! Finirà che impazzisco appena terminato di leggere la relazione». Il convegno doveva tenersi nel luglio del 1914, lo stesso periodo in cui, nei miei tre sogni, mi ero visto in viaggio per i Mari del Sud. Il 31 luglio, appena terminata la mia conferenza, appresi dai giornali che era scoppiata la guerra. Finalmente compresi. Quando il giorno dopo sbarcai in Olanda, non c'era nessuno più felice di me. Adesso ero certo che non avrei avuto nessun episodio schizofrenico. Capii che i sogni e le visioni mi erano venuti dal sottosuolo dell'inconscio collettivo. Non mi restava che approfondire e convalidare questa scoperta. E questo è ciò che cerco di fare da quarant'anni.

 

(tratto da: Jung Parla, Adelphi, 2002)

 
 
 
28/11/2013
Psicheanima

Anoressia Bulimia Obesità: malattie dell'amore

Conferenza del centro Associato ABA di Napoli

 

il 9 dicembre 2013 alle h.17.00 presso la libreria Libri & Professioni, Via Santa Brigida, 22 Napoli

 

In Italia più di 3 milioni di persone soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

 

Molte persone non sanno o non ammettono di avere un disturbo alimentare, altre non sanno o non ammettono di nascondersi dietro la loro obesità. In realtà non sanno che di bulimia, anoressia e obesità SI PUO' GUARIRE!
E la percentuale di guarigione è alta se si interviene precocemente.

L'incontro con il centro associato ABA di Napoli ha lo scopo di chiarire la funzione dei disturbi alimentari come modo per comunicare sofferenze e paure, come segno di un disagio profondo.

Interverranno:


- Dott. Stefano Iovino, Psicologo, spec. in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

- Dott.ssa Giuseppina Barra, Psicologo, spec. in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

- Dott.ssa Ada Orrico, Psichiatra, Psicoterapeuta

- Dott.ssa Francesca Fiore, Psicologo, Psicoterapeuta

Introduce e modera l'incontro:


- Dott. Alessandro Raggi, Psicoterapeuta, Psicoanalista

 

Per isciversi cliccare qui

 
 
 
22/11/2013
Rubrica del TG3 "Altre Visioni": commento del dr. Alessandro Raggi

Un commento del dr. Alessandro Raggi per la rubrica del TG3 "Altre Visioni".

 

Per vedere il video dal sito della RAI: Clicca Qui

 

Tg3 Altre Visioni
Psicologia delle notizie
 

Rubrica multimediale settimanale di Stefano Paolillo, psicologo dell'audiovisivo, che affronta alcune notizie rintracciate nei media che possono avere altre visioni o celare altre interpretazioni. Una visione psicologica delle notizie

 

di Stefano Paolillo – psicologo dell'audiovisivo

 

Questo numero 132 di Altre Visioni prende avvio dalla notizia riportata da dagospia.com l'11 novembre sul fatto che i ragazzi, anche sul web, cercano di frequentare "luoghi" in cui non ci sono adulti. Le chat, ask, whatsapp, kakaotalk ricreano i vari muretti, panchine, fughe in centro che hanno sempre costituito il banco di prova dell'autonomia adolescenziale. Le occasioni cambiano, i comportamenti sono gli stessi.

[VIDEO] Dal TG1 del 12 novembre questo servizio sulla guerra apparentemente autolesionista degli ultras della squadra di calcio della Juventus. I cori ingiuriosi contro i napoletani, sapendo perfettamente che gli verrà inibito l'ingresso allo stadio la partita successiva, segnalano un terreno di disfida in cui ogni danno alla squadra diventa un segno del potere acquisito. Gli uomini marcano il territorio anche distruggendo le costrizioni degli altri, anche se non ne traggono alcun vantaggio.

L'espresso.repubblica.it del 13 novembre pubblica gli esiti del rapporto dei militari USA secondo cui nessun luogo in Campania, incluso il centro di Napoli, è al sicuro dalla contaminazione da rifiuti tossici. Il sindaco De Magistris annuncia querela; l'ex assessore regionale Corrado Gabriele minaccia un esposto alla Procura della Repubblica per vietare l'uscita in edicola delle copie. Se non si è di fronte ad una deliberata menzogna, allora possiamo pensare che a volte la psiche si difende da pensieri difficili attraverso un inconsapevole diniego. Sarà così? [analisi della notizia di Alessandro Raggi, psicologo e psicoterapeuta, Napoli]
Ilgiornale.it del 17 novembre pubblica la notizia della ragazza che, in un impeto di passione, gira un video piccante che invia al proprio ragazzo che, a sfregio, lo pubblica sul web. Conseguente dileggio della ragazza ed ennesima manifestazione di incosapevolezza delle caratteristiche del mondo digitale, in cui nulla è privato, tutto è divulgabile. Ma la notizia, stavolta, è che i genitori difendono a spada tratta la ragazza.

[VIDEO] Lieve condanna, come mostra il servizio di Studio Aperto del 18 novembre, dell'uomo che uccise un ragazzo che provava a far finire un litigio in locale in Grecia. Non sappiamo esattamente le cose come andarono ma traspare il messaggio implicito di questa notizia: "chi prova ad aiutare gli altri ha buone possibilità di farsi male". Viene in mente una delle leggi di Murphy che enuncia: "non cercare mai di calmare qualcuno al colmo della sua rabbia".

 
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