Ansia e panico

Il panico secondo la psicologia archetipica

 

L'origine etimologica della parola 'panico' viene dal nome del dio greco Pan. Il panico riflette un senso di terrore improvviso, uno stato selvaggio e irrazionale di paura. Gli antichi greci avevano un significato molto più specifico per questa parola - che inizialmente era riferita a una descrizione del terrore indotto dal dio Pan. Il dio Pan era il dio greco dei luoghi incontaminati, natura, boschi profondi e densi, passi di montagna e valli inaccessibili. Era frequentemente associato a colline selvagge, grotte deserte e remote, luoghi solitari. I suoni che inducono terrore, gli echi profondi, che accendevano angosce e paure vissute in questi luoghi, hanno finito per essere attribuite direttamente al dio che li governava.

Nel corso del tempo, Pan è stato dimenticato con il resto degli antichi dei del pantheon. Come disse Jung riferendosi alla nostra epoca: "gli Dei sono diventati malattie"; infatti abbiamo cacciato Pan dai boschi, ma non ci siamo sbarazzati della sua eredità terrificante che continua a vivere nella parola "panico" con  tutti i suoi sintomi.

 

«Il panico si presenta con due facce: vissuto esternamente in rapporto ad uno stimolo e chiamato paura; trattenuto dentro in assenza di stimoli accertati e chiamato angoscia. La paura ha un oggetto; l'angoscia ne è priva» (James Hillman, Saggio su Pan)

 
 

Ansia e Panico: aspetti psicologici e clinici

 

L'ansia è una paura priva di un oggetto specifico. L'ansia in quanto tale, è una reazione psicofisica adattativa e naturale propria degli esseri umani. Parliamo di funzione adattativa perché l'insieme delle risposte automatiche attivate dall'ansia agiscono come un ancestrale meccanismo di difesa del corpo contro i pericoli fisici. Le reazioni associate all'ansia quali confusione, paura, difficoltà a respirare, palpitazioni cardiache, vertigini, sono una reazione al pericolo così rapida, che in pochi millesimi di secondo prepara il nostro corpo fronteggiare un potenziale pericolo. Le risposte automatiche al pericolo negli esseri viventi animali sono normalmente seguite dalla fuga o dalla lotta.

Ma allora perchè proviamo ansia anche quando non c'è un reale pericolo? Nella vita quotidiana siamo sottoposti a stress di diversa natura ed intensità. Un capoufficio estremamente pretenzioso, i figli a cui badare, la gestione della vita quotidiana, difficoltà con il nostro partner. La complessità della mente umana ed esperienze come quelle descritte, possano portare il nostro corpo ad reagire secondo gli schemi innati tipici della nostra specie. Fortunatamente non attacchiamo ogni qual volta ci troviamo a dover litigare con il nostro partner, ma ciò che la nostra mente inconscia registra come un pericolo, il nostro corpo si prepara ad affrontare in quanto minaccia: ecco comparire i sintomi tipici dell'ansia. La stessa fame d'aria, tipica degli attacchi di panico, non è altro che una conseguenza dell'avvenuta dilatazione dei bronchi per aumentare la ventilazione. È il nostro corpo che cerca di fornire stimoli ai muscoli al cuore e al cervello, tutti sincronizzati per reagire in caso di un attacco. I nostri occhi sgranati dalla paura, sono anch'essi una conseguenza della dilatazione pupillare utile a far entrare più luce negli occhi, in modo da vedere meglio il pericolo. Stesso discorso per l'aumento del ritmo cardiaco avvertito come palpitazioni cardiache. La pelle d'oca e i brividi in quest'ottica avvengono a causa di una costrizione arteriosa cutanea, che si produce quale difesa arcaica automatica utile a produrre un'erezione dei peli, che in passato poteva servire i nostri progenitori a farli apparire più grandi e minacciosi, in modo da spaventare il nemico. Altri sintomi tipici dell'ansia come mal di stomaco, nausea, scariche di diarrea, possono essere il risultato di un tentativo del nostro corpo di interrompere i meccanismi di digestione, e di liberarsi dal peso superfluo delle feci. La paura e il panico non sono dannosi per l'organismo.

 

È estremamente importante ricordarsi che né un attacco di panico né una crisi d'ansia, possono in nessun caso portarci alla morte. 

 

La paura di morte imminente propria degli attacchi di panico e delle crisi acute d'ansia, è una conseguenza naturale di tutte le modificazioni neurovegetative descritte prima, alle quali non sappiamo darci una risposta, che non comprendiamo. Non riusciamo a mettere in relazione i nostri vissuti quotidiani, che il nostro organismo e la nostra mente registrano come potenzialmente pericolosi, e a cui il nostro corpo reagisce, e tutte le modificazioni del corpo prodotte da questa reazione. Alcuni recenti studi, ci inducono anzi a pensare che addirittura non solo l'ansia sia una reazione positiva per la nostra psiche, ma che le risposte neurovegetative da essa attivate potrebbero essere perfino salutari per il nostro corpo. È molto importante sapere che un attacco di panico si ferma sempre da solo. Risulta fondamentale imparare a non fuggire e a non chiedere aiuto durante le crisi, o si possono innescare dei meccanismi a catena, che amplificano le risposte dell'organismo tipiche dell'ansia. la sofferenza prodotta dagli stati di ansia o di panico, non può in alcun modo danneggiare il nostro corpo, non corriamo un pericolo reale. Possiamo con l'aiuto di uno specialista capire ed arrivare a una chiarezza maggiore su cosa produce in noi le risposte di ansia e di panico. Questo percorso normalmente aiuta a eliminare o contenere l'ansia.