ADHD - Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività

ADHD è l'acronimo inglese per "Attention Deficit Hyperactivity Disorder", in italiano "Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività". E' un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell'adolescente, caratterizzato, secondo i criteri del Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders (DSM-IV-R), da inattenzione e impulsività/iperattività. Per la diagnosi di ADHD, i sintomi si devono manifestare entro i 6/7 anni di età, e devono essere presenti per almeno 6 mesi. La sindrome si può manifestare in tre modi, che vanno da una predominanza dell'inattenzione a una predominanza dell'iperattività, oppure in una forma combinata delle due componenti. I sintomi principali, non sono dovuti a deficit di natura cognitiva (ritardo mentale) ma a un'oggettiva mancanza di autocontrollo e incapacità di pianificare. Questi bambini hanno difficoltà nel restare focalizzati su una singola attività, persino su un singolo gioco, non riescono a stare fermi neppure per brevi periodi e tendono, anche quando seduti ad agitarsi continuamente.

 
 

Non è raro che la loro impulsività incontrollata li porti a compiere azioni pericolose per la propria incolumità e a ferirsi, o a ferire altri bambini.

La sensazione interna di questi bambini è di estrema inquietudine, di pressione, d'instabilità, in questo senso l'attività motoria continua e la distrazione, rappresentano l'unica via di fuga possibile da sentimenti così oppressivi. Quando in adolescenza l'iperattività motoria diminuisce, infatti, i sentimenti spiacevoli sono maggiormente avvertiti. Questi bambini hanno prestazioni scolastiche inferiori alla media, una difficoltà marcata nella socializzazione con i coetanei e problematiche importanti nell'apprendimento delle norme basilari di convivenza sociale. L'ADHD ha conseguenze negative nel breve e nel lungo periodo. Le cause del disturbo sono legate a una combinazione di fattori genetici ed ambientali: I fattori non genetici che sono stati collegati all'ADHD includono la nascita prematura, l'uso di alcool e tabacco da parte della madre, l'esposizione a elevate quantità di piombo nella prima infanzia e le lesioni cerebrali.

Le fonti ufficiali (Istituto Superiore di Sanità – www.iss.it) indicano livelli epidemiologici (diffusione della malattia) molto differenti da paese a paese e anche a seconda del tipo di studio effettuato. Sempre secondo l'Istituto Superiore di Sanità, l'incidenza – reale - in Italia dell'ADHD è pari all'1%.

L'ADHD può essere curato attraverso un approccio sistemico che preveda il coinvolgimento dei genitori e delle strutture scolastiche. Il farmaco più utilizzato per la cura dei sintomi legati al disturbo è il metilfenidato, appartenente alla classe degli stupefacenti, commercializzato prevalentemente con il nome di Ritalin e anche in Italia a partire dal 2001. Il Ritalin non è una cura evidentemente, ma riduce i sintomi, eppure, dalla sua commercializzazione a oggi, abbiamo assistito ad una progressiva impennata delle vendite, nonostante i monitoraggi sulla sua somministrazione imposti dal Ministero della Salute:  in Italia si verifica il ricorso al farmaco nel 83% dei casi
(Fonte: Istituto Superiore di Sanità, conferenza stampa 16/11/07). Dal 1989 al 1996 in America l'uso di Ritalin è aumentato del 600%.

Detto questo, non possiamo esimerci dal far notare, com'è possibile verificare dai dati prodotti in calce e da tutte le fonti reperibili sul web, quanta sproporzione vi sia tra l'utilizzo del farmaco e la reale incidenza del disturbo; detto in altro modo, quanta differenza vi sia tra l'effettiva incidenza del disturbo (1% in Italia) e le "diagnosi" di ADHD che solo nel nostro paese sono circa 4 volte superiori all'incidenza dimostrata dagli studi scientifici. Spiace anche costatare che in alcuni casi sia citata l'incidenza diagnostica anziché l'effettiva incidenza del disturbo. Potrebbe anche apparire superfluo, ma preferiamo far notare ugualmente che una tale differenza tra gli studi e le diagnosi, indica almeno una sopravvalutazione dei sintomi, quando non l'attribuzione sintomatica a comportamenti altresì naturali per i bambini.  "La normale iperattività, impulsività e instabilità attentiva non determinano significative conseguenze funzionali, il vero Disturbo da Deficit Attentivo con Iperattività determina conseguenze negative a breve e lungo termine." (www.iss.it)

I bambini e gli adolescenti (principio tanto ovvio quanto spesso disatteso) vanno seguiti e educati, soprattutto dai genitori o comunque dalle figure che assolvono il ruolo genitoriale. I bambini non sono tutti uguali: alcuni sono più calmi, altri hanno un'indole più impulsiva, altri ancora sono estremamente energici e pieni di vitalità. Il compito dei genitori è un compito difficile e importante e dev'essere svolto con amore e dolce fermezza. E' sbagliato lasciare che i nostri bambini scorrazzino come piccoli selvaggi senza regole, è oltremodo sbagliato per la loro stessa crescita psicologica: un sistema di regole educative è una tutela per la sensazione di sicurezza emotiva del bambino. Ma può un genitore abdicare al suo ruolo, seppur gravoso, preferendo percepire presunti "sintomi" nei propri figli? Lasciare che il Ritalin prenda il posto dell'educazione, dell'amore e della vicinanza fisica ed emotiva, sarebbe non solo il fallimento per i genitori ma per un intero sistema sociale.

Ritalin: le cifre in Italia

 

8.103.000, i minori in età pediatrica in Italia, tra 0 e 14 anni. (fonte: ISTAT) 
9% (pari a 730.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero di disagi o turbe mentali (tutte le patologie) secondo i risultati del progetto di screening PRISMA 2004. (fonte: Ministero per la Salute)

 
1% (pari a 85.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione (fonte: Ministero per la Salute)

 
4% (pari a 340.000 unità), la percentuale di minori italiani che soffrirebbero della Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione secondo le associazioni scientifiche di impostazione organicista. (fonte: Società Italiana di Neuropsichiatria Infantile)

  
30.000, i bambini Italiani che ogni giorno assumono antidepressivi che inducono potenzialmente al suicidio, la cui somministrazione è stata interdetta dall''Agenzia Europea del Farmaco. (fonte: Istituto Mario Negri di Milano)

 

Ritalin: le cifre nel mondo

73.043.500, il numero di bambini ed adolescenti (0- 18 anni) negli Stati Uniti. (fonte: U.S. Census Bureau).

 

10%, la percentuale della popolazione infantile USA che soffrirebbe dell''''ADHD, Sindrome da Iperattività e Deficit di Attenzione (fonte: International Narcotics Control Board, OMS)

 

2 miliardi (di dollari), il giro d''affari per la vendita di un''unica molecola (metilfenidato, nome commerciale Ritalin ®) nei soli Stati Uniti (fonte: DEA USA), non sono resi noti dati consolidati su scala planetaria per tutti i paesi e per tutte le molecole.

 

3, il numero di mesi dopo i quali sono state rilevate alterazioni genetiche (triplicate le anormalità cromosomiche) nei bambini sottoposti a terapia a base di farmaci stimolanti per l''ADHD (fonte: Università del Texas)

 

12%, la percentuale di bambini che ricevevano già psicofarmaci all''inizio delle scuole elementari nella vicina Francia (fonte: Ministere de la Santè, ricerca pubblicata su Canadian Journal of Psichiatric vol. 43).

(fonte: www.giulemanidaibambini.org)