346.8684669 [javascript protected email address]

Morte in corsia a Saronno: colpa della malattia mentale?

Ogni volta che non si è in grado di spiegare la natura crudele dell'uomo, si tende a collegare il crimine e la violenza alla "malattia mentale".

 

L'Ospedale di Saronno è al centro di un'inchiesta che vede coinvolti il medico di pronto soccorso Leonardo Cazzaniga e l'infermiera Laura Taroni, entrambi accusati di aver deliberatamente tolto la vita a decine di malcapitati pazienti. Assieme alla coppia, sono idagati numerosi altri medici e infermieri, oltre allo stesso primario della struttura. (Leggi su "La Repubblica")

 

Ha molto colpito l'opinione pubblica la storia di questo medico che amava farsi chiamare "angelo della morte" e della sua amante infermiera che si ritenevano dispensatori di vita e morte attraverso il "protocollo Cazzaniga" su cui indaga la procura.

 

Non sappiamo se i due, assieme agli altri indagati saranno ritenuti colpevoli e se dunque quell'Ospedale fosse diventato un teatro dell'orrore anzichè un luogo di cura, ma è certo che qualcosa non ha funzionato. Sicuramente è diventato luogo di silenzi, errori, bugie e omertà.

 

Troppo comodo liquidare tutto ciò che sembra essere accaduto a Saronno come colpa della follia o del delirio di onnipotenza che affonda nel narcisismo perverso.

 

Al di là di ciò che diranno le indagini circa le responsabilità penali dei singoli, ci sono evidenze che mostrano un quadro di connivenze, silenzi e complicità che vanno ben oltre la "follia" individuale. Perchè la commissione d'inchiesta interna all'Ospedale riunitasi dopo la denuncia di un'infermiera coraggiosa - che accusò Cazzaniga di abusare del suo ruolo per nuocere ai malati - decise tre anni fa di archiviare il caso senza neppure ascoltare l'infermiera? Dov'erano i colleghi di quel medico, a cosa pensavano mentre di fianco a loro avveniva tutto ciò che pare essere avvenuto?

 

Occorre dire, comunque, che proprio da quello stesso Ospedale sono partite le denunce, da un'infermiera e da un'altro medico, c'è stato stesso lì dentro qualcuno che ha rappresentato un anticorpo al male che pare aver divorato quella stessa struttura.

 

Se tutto ciò che sta emergendo fosse confermato, non ci troveremmo a fare i conti con una situazione analoga a quella vissuta ai tempi del nazismo? La follia e il crimine, avevano forse contagiato milioni di cittadini in quel caso? Se le responsabilità di fronte alla legge sono di poche persone, che dire degli spettatori passivi? Di coloro che hanno covato anche un solo sospetto e non l'hanno denunciato? Sono questi forse meno responsabili dei primi?

 

Chiunque abbia avuto anche un minimo dubbio e non ha mosso un dito, non è certamente folle, e probabilmente non sarà neppure giudicato criminale, ma la sua coscienza dovrà essere abbastanza profonda da contenere la disperazione del dolore che è stato causato anche per colpa dei suoi silenzi e quindi della sua complicità. E non diciamo che si è trattato di diniego onnipotente perchè era solo squallida omertà.

 

Dott. Alessandro Raggi, psicoterapeuta psicoanalista