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La natura della mente
La natura della mente
  14/08/2011 - admin

La natura della mente

Il naturalismo biologico di John Searle

 

Com'è possibile che il cervello causi la coscienza?

Da Cartesio in poi questo problema è giunto fino ai giorni nostri. Il tipo di problema esposto è riconducibile al problema più generale mente-corpo. In realtà lo stesso Cartesio non trovò mai una risposta soddisfacente a questo dilemma. Riconosceva che la mente causa eventi nel corpo e che gli eventi corporei causano eventi nel regno mentale. Ma come pensava che questo succedesse?

Per Cartesio la soluzione si espresse nell'ipotesi che esistesse un punto di connessione tra mente e corpo e che tale punto dovesse essere collocato nella ghiandola pineale. Cartesio pensava che quello dovesse essere il luogo in cui le forze mentali è quella fisica entrano in contatto.

Questa concezione è chiamata dualismo.

Il dualismo cerca di esprimere che nel mondo ci sono delle caratteristiche mentali ineliminabili e irriducibili in particolare la coscienza l'intenzionalità. Il dualismo presuppone che oltre ai fenomeni materiali debbano esserci i fenomeni mentali non fisici, irriducibili.

 

Dunque in quest'ottica entriamo in una contraddizione: da un lato sosteniamo che l'universo è materiale, ma ciò sembra incompatibile con un'altra posizione: la mente esiste. Storicamente psicologi e filosofi si sono schierati su diverse posizioni, alcuni ritengono che possiamo ridurre il mentale al fisico, il mentale non è altro cioè che il fisico. Questi però stanno dicendo che il mentale in quanto mentale non esiste e non c'è nulla tranne il fisico. Similmente essi ritengono che la coscienza possa essere ridotta a processi cerebrali, allora la coscienza non è altro che un processo cerebrale. Questa posizione è comunemente definita materialismo. Recentemente grazie agli studi delle neuroscienze, si giunti ad una prospettiva integrata: abbiamo pensieri e sensazioni coscienti, queste sono causate da processi neurobiologici nel cervello, ed esistono quali caratteristiche biologiche del sistema cerebrale.

 

Questa posizione è definita da J. Searle (1984, 1992) "naturalismo biologico" ed evita tanto il materialismo quanto il dualismo. La coscienza in questa prospettiva è un livello di sistema, una proprietà biologica allo stesso modo in cui la digestione e la crescita sono livelli di sistema, proprietà biologiche. In quanto tale, la coscienza è una caratteristica del cervello e perciò è parte del mondo fisico. Dunque la coscienza è una caratteristica biologica del cervello allo stesso modo in cui la digestione è una caratteristica biologica dell'apparato digestivo.

Tornando questione, se la coscienza è qualcosa di non fisico come può avere un effetto fisico quale il movimento del corpo? Nella nostra esperienza comune ci sembra che la nostra coscienza muova effettivamente il nostro corpo. Dunque un semplice atto come alzare il braccio può essere spiegato in due modi:

  1. è la nostra decisione cosciente;
  2. è l'attivazione dei nostri neuroni.

 

Come conciliare queste due spiegazioni? Esistono due insiemi separati di cause che alzano il mio braccio uno connesso all'attività neuronale, l'altro alla mia intenzionalità cosciente?

 

La relazione della coscienza con i processi cerebrali è simile a relazione alla liquidità di un campione di acqua e il comportamento delle molecole di H2O; la coscienza non è altro che lo stato in cui si trova il cervello. La mia decisione cosciente (intenzionale) ha causato il movimento del braccio quanto i neuroni che si sono attivati, con tutte le altre conseguenze neurobiologiche che; in quest'accezione parlare di coscienza non significa introdurre una causa aggiuntiva rispetto al livello neuronale, ma significa semplicemente descrivere il sistema neurofisiologico complessivo al livello di sistema globale e non al livello dei singoli microelementi.

 

In primo luogo il mentale dunque appare una caratteristica al livello sistemico della struttura fisica del cervello, in secondo luogo non esistono in termini causali due fenomeni indipendenti quali lo sforzo cosciente e l'attivazione neuronale non cosciente. Non c'è che il sistema cerebrale, che ha un primo livello di descrizione in cui ciò che avviene è un'attivazione neuronale e un altro livello di descrizione, quello sistemico, in cui il sistema è cosciente e in effetti pensa coscientemente di alzare il proprio braccio.

 

Esula dal presente lavoro il voler chiarire tutti gli aspetti di una così complessa questione. Ciò che interessa ai nostri fini è fornire alcuni elementi chiave che ci consentano di far rilevare quanto la natura e la struttura della mente umana siano intimamente connessi alla definizione di archetipo nella sua accezione originaria junghiana. Da queste premesse altre domande ed altri problemi connessi al problema della coscienza potranno essere in futuro maggiormente chiariti grazie allo sviluppo delle neuroscienze:

 

  • il libero arbitrio
  • l'intenzionalità
  • la causalità mentale

 

Sulla base delle recenti scoperte anche lo stesso concetto di inconscio si potrà conciliare con le nostre conoscenze sul resto della realtà, incluse quelle relative al funzionamento del cervello. La nozione di archetipo potrà in seguito all'evoluzione delle neuroscienze assumere una prospettiva naturalistica tale da permetterci di considerare questo stesso concetto come un'intuizione chiave rispetto al modello di funzionamento della mente umana.

 

A mero titolo di esempio, si potranno aprire prospettive di comprensione, basate su elementi compatibili con la scienza corrente, per chiarire la funzione dell'archetipo quale modello di comportamento umano. Quanto ad esempio l'inconscio collettivo, o la presenza di modelli archetipici mentali è compatibile con la nostra percezione di libero arbitrio? Ed a seguire, se la nostra intenzionalità produce effetti causali sulla realtà (come empiricamente verifichiamo quotidianamente) in che modo ed in quale misura siamo liberi, ed in che modo la nostra libertà psicologica si differenzia da quella di soggetti (compulsioni, dipendenze, ecc..) il cui funzionamento mentale è alterato? E'indubbio che se decidiamo cosa mangiare a pranzo o per chi votare alle prossime elezioni sperimentiamo una percezione di libertà maggiore di quella di un soggetto alcolizzato o di un compulsivo, eppure ormai sappiamo di avere cause psicologiche inconsce, che seguono a loro volta schemi archetipici, che influiscono in maniera decisiva sulla nostra motivazione.

 

Chiariamo la domanda: siamo, e se si in che misura, causalmente determinati nella nostra intenzionalità cosciente dalla nostra neurobiologia?

 

Esiste dunque una sorta di determinismo psicologico?

 

Quest'ultima è peraltro una delle critiche più comuni rivolte alla psicologia junghiana degli archetipi, e non ritengo che sia facilmente liquidabile se non partendo da una più profonda disamina delle conoscenze neurobiologiche attuali e future. Se le nostre azioni siano psicologicamente determinate è una questione empirica e non filosofica, ed una risposta fondata potrà essere possibile solo su basi empiriche e fattuali.

 

"Ciò che sosteniamo è che le osservazioni disponibili sono a favore della tesi della libertà psicologica" (J. Searle, 2004; G. Watson, 2003).