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Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale..
Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale..
  05/06/2014 - admin

Le più recenti scoperte delle neuroscienze cognitive, confermano in pieno la validità delle teorie e delle prassi cliniche e terapeutiche della psicoanalisi.

 

Questi i risultati delle scoperte del team di ricercatori guidati da Vittorio Gallese, neuroscienziato tra i più famosi del mondo e padre dei famosi "neuroni-specchio". Ironia della sorte le neuroscienze cognitive nacquero inizialmente come alleate della psicologia cognitiva, mentre grazie alle ricerche più recenti sembrano invece rafforzare gli assunti della psicoterapia psicoanalitica.

 

Grazie a tecnologie impensabili sino a pochi anni or sono, come la risonanza magnetica funzionale (FMRI), gli scienziati stanno osservando come mai prima d'ora i meccanismi di funzionamento alla base del sistema di mente-corpo.

 

Il modello della mente umana immaginato dai modelli cognitivisti e cognitivo-comportamentali come una specie di macchina elettronica, un computer per l'elaborazione delle informazioni, non trova conferme nelle scoperte scientifiche attuali. La psiche sarebbe invece fondata proprio su quegli assunti di base che caratterizzano tutte le psicoterapie psicoanalitiche: relazione con l'altro, empatia, intersoggettività.

 

Persino concetti chiave della clinica psicoanalitica come transfert e controtransfert ricevono una nuova validazione empirica proprio dallo studio della funzione dei neuroni specchio.

 

Elisabeth Roudinesco (1999) esprimeva così le sue preoccupazioni di fronte al dilagare della moda cognitivo-comportamentale e dei riduzionismi biologistici ad essa correlati: «La psicoanalisi rappresenta un passo in avanti della civiltà sulla barbarie. Essa ripropone l'idea di uomo libero della sua parola e il cui destino non si risolve nel suo essere biologico. Di conseguenza, in futuro essa dovrà avere il suo posto, affianco ad altre scienze, nella lotta conto le pretese oscurantiste che mirano a ridurre il pensiero ad un neurone o a confondere il desiderio con una secrezione chimica».

 

Le terapie comportamentiste, l'illusione delle terapie brevi e focalizzate, fanno parte di un sistema che considera l'uomo alla stregua di una macchina rotta da riparare il più velocemente possibile. Un "consumatore guasto" da riportare in fretta nel ciclo del mercato. La psicoanalisi invece da sempre insegna che il valore dell'essere umano è anche nei suoi sintomi, che prima di essere "sradicati" vanno ascoltati, compresi, capiti.

 

Dalle neuroscienze arriva ora una fondamentale conferma dell'importanza dell'empatia, della relazione, dell'intersoggettività e dell'inconscio. Concetti cardine delle teorie psicoanalitiche.

 

Per ulteriori approfondimenti su questo tema, di seguito il link all'articolo integrale pubblicato su Medicitalia.it: Neuroscienze cognitive e psicoanalisi: se Freud avesse avuto la risonanza magnetica funzionale...

 

Nell'articolo viene affrontato anche l'argomento dell'intersoggettività in chiave junghiana

 

Dott. Alessando Raggi